Nell’antichità l’aquila era considerata messaggera degli Dei, simbolo del sole e venerata per la sua maestosità e potenza.

Nel periodo dell’accoppiamento, le aquile compiono la danza del cielo, un magico rito di corteggiamento, con voli meravigliosi in picchiata, incredibili evoluzioni, scambi di preda in volo. Uno spettacolo unico. Quando si accoppiano, sono fedeli e restano insieme per sempre.

Da terribile e invincibile predatrice, l’aquila si trasforma in madre amorevole e protettiva, e insieme al maschio si prende cura del proprio piccolo. Ma è la femmina, che con grande tenerezza, prepara pezzi molto piccoli di cibo per permettergli di mangiare.

E quando è il momento, con lo stesso amore, mamma e papà aquila cominciano a portare meno cibo al proprio piccolo, fino a non portarlo più, per stimolarlo a uscire dal nido, e incitarlo a cercare il cibo da solo.

Così, il piccolo aquilotto sperimenta i primi passi da solo, prima insicuri e incerti fino a che riesce a volare, libero da ogni timore.

Quanta paura fa, ad ognuno di noi, lasciar il proprio posto caldo e sicuro? I cambiamenti fanno paura. Evolvere fa paura, perché bisogna mettersi in discussione. Perché bisogna rischiare. Perché magari cado nel vuoto. Ma la mano che ti spinge via dal nido – che sia una persona, una situazione, una difficoltà – e anche quella che ti rende libero…

La natura non fa mai nulla per caso, e abbiamo sempre tanto da imparare da loro.

Fotografia di Ezio Giuliano Filmmaker

#aquila #animalREIKI #benessereanimale #rispettoperlanatura

“Gli alberi da sempre raccontano le storie degli uomini” – disse il vecchio indicando con la mano stanca il tronco rovinato del possente pioppo.

– Ma gli alberi non parlano – rispose l’uomo , un po’ annoiato. Qualche volta accompagnava il nonno a passeggiare in mezzo al bosco, e ogni volta non vedeva l’ora di andare via. Si sentiva così stanco. Di ogni cosa.

Quando era piccolo, invece era tutto diverso: ascoltava incantato le voce pacata del nonno e sapeva vedere la magia della natura, i suoi colori, i suoi volti e i suoi odori.

Perché l’uomo crescendo dimentica i doni che ogni bimbo riceve dall’universo? Il vecchio sospirò, ma continuò il suo racconto. Prima o poi avrebbe ricordato.

Continuarono il cammino sul sentiero un po’ sconnesso. Il giovane sostenne il nonno perché non cadesse, e poi guardò impaziente l’orologio.

Era ora di andare via.

-Nonno? – chiamò. Ma non era da nessuna parte.

-Nonno?!- ripeté con tono concitato. Ma come? Era davanti a lui fino ad un minuto prima.

Era preoccupato e non si accorse che il bosco era cambiato. Si trovò davanti un albero possente, che gli sbarrava la strada.

-Ma che diavolo… – sbottò. Poi lo vide. Due occhi vuoti, tristi e sorpresi, che lo guardavano dentro l’anima. Percepì la loro solitudine, la loro paura.

Le riconobbe. Non le aveva mai guardate così a fondo dentro di sé.

Rimase a fissare quel volto, disegnato sul tronco rovinato. Rimase a fissarsi, per ore, forse per giorni, finché fu certo che questa volta non l’avrebbe più dimenticato.

-Come ti stavo dicendo, ragazzo mio, gli alberi raccontano le storie degli uomini –

Il ragazzo guardò il nonno davanti a lui, sorpreso, come se fosse appena tornato da un sonno lontano. Strinse la mano ossuta e segnata di quel vecchio che amava più di ogni cosa. Non si preoccupò di nascondere le lacrime che gli inumidivano gli occhi.

-Sediamoci un po’ qui Nonno. Raccontami una di queste storie –

Il vecchio sorrise…

Si dice che sottili fogli di legno di faggio fossero stati legati insieme per formare il primo libro, e non è un caso se questa pianta è da sempre associata con la scrittura, la saggezza e la trasmissione dell’esperienza: bok è la parola anglosassone per Faggio che poi è diventata book per libro.

Anche in tedesco Buche significa Faggio, e Buch, significa libro. “Spiriti della Natura – J. Matthews e W. Worthington.”

Il Faggio rappresenta la saggezza, le parole, e la bellezza della verità. Un albero potente: si dice che un desiderio espresso sotto le sue fronde sia sicuramente esaudito, e allo stesso modo, una maledizione.

Plinio il Vecchio ne ha raccontato la bellezza, e in Francia si usava riempire i cuscini con piccole schegge di faggio, che scricchiolavano ad ogni movimento. Per questo venivano chiamati letti parlanti e si diceva che, se si poneva una domanda prima di dormire, durante la notte si riceveva una risposta saggia. “Spiriti della Natura – J. Matthews e W. Worthington.

Sei vai nel bosco, cerca una pianta di Faggio, e quando la trovi, riposati un po?, accanto al suo vecchio tronco. Lui saprà guardare dentro il tuo cuore e dentro la tua anima. Se sei fortunato, e il Faggio ti mostra il suo viso, rimarrai sorpreso, perché lui, per primo, ti farà una domanda.

Sei pronto a rispondere?

Agosto, mese di vacanze e divertimenti. Forse quest’anno, il mese più atteso dell’anno, sarà vissuto, speriamo, con una gioia più interiore, più raccolta. Più consapevole: che le cose non sono sempre così scontate e ogni piccola cosa è un dono.

Perciò vi auguriamo buone vacanze, buon divertimento, cura e attenzione per sé e per gli altri. E pensieri felici.

E di stare a contatto, il più possibile, con la natura.

Per noi, il mese di Agosto coincide con una pausa… sì, ma di lavoro. E’ il mese in cui ci dedichiamo a noi, al nostro nutrimento. Letture, studio, e creatività. Da qui nascono le idee, si mettono a punto i progetti, si creano nuove storie.

Andiamo alla ricerca del silenzio, ascoltiamo la voce del Bosco, e ci ricarichiamo della meravigliosa energia dell’universo.

Così, anche per questo mese di Agosto, sospendiamo i post, tranne la domenica, e a settembre, riprenderemo con nuove parole.

Ma la nostra casa resta sempre aperta, lo sapete no? Venite a trovarci…

Comincia così. Improvvisamente senti che qualcosa non è proprio a posto.

Solo una sensazione. Però presente, come un piccolo fastidio. In realtà pensi che va tutto bene e probabilmente hai tutto quello che ti serve.

Allora cos’è quella strana sensazione, come di disagio? Se ci pensi è come indossare un vestito, che hai portato per tanto tempo ma improvvisamente non ti sta più bene; ti stringe da una parte, ti  tira dall’altra. Ti fa quasi soffocare.

Eppure ti piaceva così tanto… 

Ma  hai quel dolore fastidioso dietro il collo – o al braccio, alla mano,  e non c’è niente che lo faccia passare, nè medicinali, nè massaggi…

Oppure, quelle relazioni che non funzionano mai – perchè sono ancora sola/solo? – Non sapere quale strada prendere, non saper fare delle scelte importanti…

Il nostro inconscio cerca sempre di farci comprendere quando è il momento di cambiare qualcosa nella nostra vita: corpo e psiche sono strettamenti connessi, e se non ascoltiamo il nostro disagio, è il corpo che ci chiede di ascoltare!

Ma cambiare fa paura, guardarsi dentro fa paura. Fa paura affrontare i propri mostri interiori, i propri limiti, e a volte succede che  ci abituiamo così tanto al nostro disagio da farlo diventare quasi consolante.

Il primo passo per affrontare il cambiamento è accogliere la nostra fragilità: noi siamo umanamente fragili e questa è la nostra bellezza ha scritto  lo psichiatra Andreoli, autore di un bellissimo libro che  s’intitola L’uomo di vetro. Partiamo dalle nostre paure, dai nostri dubbi e dalla voglia di migliorarci. 

Ogni piccolo passo, anche quello più  sofferto, è un grande privilegio. 

Nel mio lavoro accompagno le persone a ritrovare il proprio sentiero, a superare i propri limiti e sciogliere i propri blocchi; con l’utilizzo delle fiabe, – aiutano ad affrontare draghi e streghe, a trovare aiutanti magici  – le proprie magiche risorse.

Con la scrittura – meravigliosa pratica catartica – che consente di far uscire il proprio mondo interiore, di fermarsi, anche solo per un attimo e darsi la meravigliosa possibilità, di assistere alla propria vita come spettatori, per ricordare, guardare, sentire e sentirsi. Assaporarsi. E poter poi riscrivere una nuova storia di sè.

Con le tecniche dolci ed  energetiche, come il Reiki – REIKI è una parola giapponese composta da due sillabe REI e KIREI significa “Energia Vitale Universale” KI invece esprime “Energia che scorre nel Corpo” o “Forza Interiore”, che interviene per sciogliere nodi antichi e portare consapevolezza, benessere  e nuovi equilibri.

Un percorso che possiamo fare nell’intimità di una stanza,  nel silenzio immoto del bosco, o anche on line, nella comodità della tua casa.

“Mi sono rivolta a Maria perchè mi sentivo in difficoltà in certi passaggi della mia vita è avevo bisogno di capire di più.
Il progetto intrapreso é un percorso interiore e Maria é un supporto fondamentale, si lavora insieme. Incontro dopo incontro escono sempre più aspetti del mio mondo interiore e riusciamo a mettere sempre più a fuoco la direzione da prendere. Ci sono momenti in cui sembra davvero difficile quasi impossibile..ma poi ad un tratto sembra tutto così chiaro e risolvibile, il cambiamento può avvenire.
È un percorso che consiglio a chi vuole davvero mettersi in gioco e Maria é la persona giusta con cui affrontarlo.” C.A.

A volte questi percorsi si fanno in compagnia di preziosi amici a quattrozampe

Ho conosciuto il Reiki e Maria perché il mio cane non smetteva mai di grattarsi e le avevo provate tutte. Dopo i primi incontri mi sono resa conto che anch’io aveva bisogno del Reiki e insieme a Maria ho scoperto che il problema espresso dalla mia cucciola, era il riflesso, di qualcosa che, invece, io non riuscivo ad esprimere. Maria mi ha spiegato che spesso, tratta l’animale e il beneficio arriva anche al suo umano. ” Laura

Vuoi saperne di più? Scrivi a fiabeincostruzione@gmail.com

La mattina si svegliò riposato e di buon umore per il sogno – si diceva, al villaggio, che i sogni sono le verità raccontate dalle fate che sussurrano all’orecchio dell’addormentato – e s’incamminò, di buon passo sul sentiero, in direzione del castello che intravedeva fra i rami delle fitte piante. Camminò ancora tutto il giorno senza raggiungerlo, ma sempre di buon umore perché il sole faceva risplendere l’oro zecchino delle sue guglie e il giovane sapeva che sarebbe arrivato presto al suo tesoro. Ma mentre camminava si rese conto che il sentiero si faceva sempre più stretto e le piante, ai lati, sempre più fitte; era impossibile infilarci la mano.

Il giovane proseguì con cautela ma sempre più deciso a continuare finché, nel punto più stretto, si trovò davanti ad un enorme nido di formiche, così grande che ostruiva il passaggio e avrebbe dovuto calpestarlo per andare oltre.

Il giovane ebbe un moto di disappunto: il castello sembrava così vicino ora e non poteva raggiungerlo per delle piccole formiche. Si avvicinò di più, deciso a passarci sopra, ma si fermò colpito ad osservare la fila di animaletti che, laboriosi e incuranti della sua presenza continuavano, ordinati come piccoli guerrieri, a portare cibo dentro al nido. Il giovane si abbassò per guardare con più attenzione e rimase senza parole vedendo con quanta maestria e cura era stato costruito il formicaio; ammirò i cunicoli che si perdevano sotto terra e la forza di volontà dei piccoli animali nel trasportare bacche o semi molto più grandi di loro.

Non posso distruggere il loro lavoro, pensò, devo trovare un’altra strada, e si alzò per tornare indietro.

«Grazie, giovane cavaliere, per non averci schiacciato», improvvisamente sentì una vocina: da dove arriva? Si chiese stupito. Una piccola formica si era arrampicata fino al suo orecchio e da lì gli parlava: «sappiamo cosa stai cercando in questo bosco. Avrai il tuo tesoro». I doni del Bosco – Fiabe in costruzione.

Piccole, laboriose. Infaticabili. Il loro arrivo nei giardini e nelle case, preannuncia l’arrivo della primavera... Ma questo coincide quasi sempre, con le urla terrorizzate di chi, armato di terribili insetticidi, pericolosi anche per l’uomo, inizia la battaglia per il loro sterminio.

Ma, fermatevi un attimo… e restate in un prezioso ascolto: sapete quanto avremmo da imparare da loro?

Sono animali sociali che danno vita a colonie formate da pochi individui fino a milioni di formiche che convivono pacificamente e con estrema efficienza grazie a una elevata organizzazione sociale.
In una colonia, infatti, le formiche sono divise in caste in base al tipo di mansioni da svolgere: la regina depone le uova, i maschi servono per l’accoppiamento, i soldati sono incaricati della difesa del nido e le operaie svolgono tre compiti principali secondo Lauren Keller, biologo dell’Università di Losanna: puliscono, procacciano il cibo e si occupano delle uova fino a sviluppo completato.

La collaborazione tra i singoli individui è alla base del successo evolutivo di questa società. Per attirare un partner durante il periodo degli accoppiamentisegnalare un pericoloindicare la strada alle compagne per raggiungere una nuova fonte di cibo e, in generale, per comunicare con gli altri membri della colonia le formiche utilizzano dei segnali chimici chiamati “feromoni”.
Queste sostanze sono prodotte da diverse ghiandole sparse per tutto il corpo e vengono percepite attraverso le antenne sottili e mobili.
La comunicazione olfattiva tra questi piccoli insetti è così dettagliata da permettere alle formiche di coordinarsi per trasportare carichi più pesanti di un singolo individuo. Per riuscire ad alzare e portare al nido una preda pesante alternano il lavoro di squadra a momenti in cui una formica prende l’iniziativa per tutto il gruppo: due “forze in perfetto equilibrio”, suggerisce uno studio pubblicato su Nature Communications e basato sulle formiche tropicali e subtropicali Paratrechina longicornis. Focus Junior

Nessuno vi obbliga a tenerle in casa ma almeno un pò di rispetto per delle piccole vite così immense?

Per allontanarle dalle nostre case ci sono metodi molto gentili che non provocano inutili vittime: come suggerisce un articolo di Eticamente , web giornale che posta sempre contenuti molto interessanti:

“Innanzitutto le formiche sono dotate di un‘olfatto molto sviluppato quindi gli odori forti sono in grado di allontanarle dalle vostre case.

Spruzzate o spargete quindi sostanze dall’odore forte ma naturale vicino alle vostre porte o comunque nelle zone dove sono solite passare.

Eccovi un elenco di ciò che potete usare:

– oli essenziali;

– limone;

– sale e pepe (da spargere);

– menta (anche foglie essicate e sbriciolate);

 foglie di pomodoro fatte macerare nell’acqua;

– origano;

– aceto (magari con qualche goccia di olio essenziale);

– bucce di cetrioli (sembra che quest’ortaggio non sia apprezzato dalle formiche!).

E per finire, un piccolo consiglio: guardare delle piccole formiche all’opera, è una preziosa lezione di forza, determinazione, team building, leadership, comunicazione e organizzazione. Completamente gratuita; offre Madre Natura!

Una leggenda narra che Polifemo si innamorò di una Ninfa, Galatea, che era, a sua volta, innamorata di un pastorello, Ace, figlio del dio Pan, protettore dei boschi e dei monti.

Quando Galatea respinse Polifemo, egli folle di gelosia perché ella preferiva un pastorello a lui, entrò nel bosco alla ricerca di Ace, sradicò decine di alberi e quando lo trovò, uccise Ace, colpendolo con una enorme roccia.

Il pianto infinito di Galatea commosse gli dei che trasformarono Ace,in un fiume che, scendendo dal monte – l’Etna – sgorgava alla spiaggia dove si incontravano i due amanti. E dove continuarono a incontrarsi…(fonte settemuse.it)

La leggenda finisce qui, ma non tutto è raccontato dalla storia… si racconta che il Bosco pianse a lungo i suoi figli caduti e Polifemo, scomparve, mentre vagava folle di rabbia e di gelosia fra gli alberi che aveva distrutto.

Ancora oggi si narra di un Pino silvestre millenario – cresciuto vicino al fiume vivace che scende dai monti – che racchiude, stretto nel suo tronco, un’anima perduta, punita a guardare per sempre, l’ incontro felice di due innamorati.

Sempre più, le aziende   ci chiedono di parlare del loro lavoro raccontando una storia perché sempre più -e noi diciamo fortunatamente – la tendenza è quella di emozionare i propri clienti, di creare una relazione con il proprio pubblico.

Ci siamo occupate di un’azienda che voleva presentarsi in un mondo diverso dal solito racconto noioso, ma pur necessario, di numeri e descrizione.

Raccontare la propria azienda con una storia, raccontare l’idea che è diventata un progetto, pronto da realizzare con entusiasmo e passione, descrivendo le emozioni, i dubbi e i primi successi; “un po’ come partire per un nuovo viaggio che non sai bene dove ti porterà; non sai chi accoglierai sul tuo vascello,  ma sai che devi seguire la tua  rotta nel mare,  senza paura, accompagnato dalla tua idea che ti orienta come la  stella polare”.

E ancora, abbiamo narrato le fatiche e i sogni di chi ha costruito dal niente una grande azienda, e con la magia delle parole abbiamo mostrato l’eleganza di  preziosi e morbidi tessuti, testimoni della professionalità e della migliore tradizione italiana.

Perché le aziende sono fatte di persone, persone che hanno immaginato, che hanno costruito e si sono  impegnate; persone che lavorano ogni giorno, che faticano, che hanno successo, o si arrabbiano.

Grafici e brochure  possono raccontare  i numeri ma non le emozioni.

Le storie invece sì, perché la narrazione ha il grande potere di coinvolgere, di far ricordare: ascoltare storie è un atto che l’uomo ha fatto fin dalla notte dei tempi.

Noi scriviamo fiabe, ci occupiamo  di copywriting, storytelling, redazione testi per il web;  con le fiabe abbiamo raccontato la storia di aziende, i loro valori, la loro missione e i loro prodotti. Anche i loro numeri, ma creando emozioni.

Alcuni dei nostri clienti:

Aquafresh 

Saef

Centro Analisi Santa Maria 

Artistique Aircut

Stile Toscano Abiti da uomo su misura

Per informazioni:

fiabeincostruzione@gmil.com

Le fiabe sono uno strumento meraviglioso e insegnano, con il linguaggio simbolico e la metafora, ai piccoli e soprattutto ai grandi, che le difficoltà possono essere affrontate e superate, e solo quando affrontiamo le nostre prove, otteniamo il nostro tesoro.

Gli eroi delle fiabe devono affrontare prove, incontrare saggi, sconfiggere draghi per poter sposare la principessa.

E le principesse sono chiuse per anni in altissime torri senza porte e finestre, o vengono date in sposa a orchi o al diavolo, o devono vivere nella povertà, prima di trovare, o essere salvate dal loro principe e convolare a giuste nozze.

E vissero felici e contenti non dice che l’amore è eterno e si è sempre felici quando ami, ma insegna. Un’unione serena, appagante e duratura è possibile, quando si cresce attraverso le prove e i passaggi che la vita ci offre.

Come ha detto Einstein: la vita non ci dà le persone che vogliamo, ma quelle di cui abbiamo bisogno, per evolvere.

Finché non raggiungiamo questa consapevolezza, continuiamo a innamorarci dello stesso tipo di uomo, sbagliato, e a chiederci: perché non si innamora di me? Perché non si comporta come vorrei?  Perché questo succede sempre a me?

Bella addormentata a chi? Racconta i percorsi difficile e contorti nei quali , a volte, ci infilano i sentimenti, le emozioni. Le aspettative. I falsi bisogni. E ci ritroviamo così, con un buco nel cuore, per la fine di una storia che magari non sarebbe nemmeno mai iniziata, se avessimo avuto voglia e il coraggio di guardare dentro le nostre profondità.

Bella Addormentata a chi? E’ un libro… un percorso. Ma è anche scrittura. Fiabe.

Fiabe che sono lasciate lì a metà… perché ogni capitolo ha una piccola fiaba, che si interrompe a metà: no, non è un errore.

Le fiabe parlano al nostro inconscio, attraverso i simboli e la metafora, e ognuna di queste fiabe racconterà una storia diversa per ciascuno di noi, perché ti racconterà la tua storia.

Una fiaba a metà chiede di essere terminata: ognuno di noi può riscrivere il copione della propria vita e risistemarne il finale.

Leggi le fiabe, e per quella che ti risuona, che ti appartiene – ma anche tutte, se vuoi – scrivi il finale, il tuo finale; un esercizio potente e catartico che ti aiuterà a guardare nel tuo cuore, senza paura, per vedere la verità di quello che stai vivendo e trovare nuove modalità di comportamento e nuove soluzioni.

L’ultima fiaba è completa perché racconta un’evoluzione, racconta il Risveglio che aspetta ognuna di noi alla fine di questo viaggio. Ma anche per questa fiaba, puoi decidere il finale, perché tu sei la creatrice della tua realtà, sempre.

Sei pronta a riscrivere il tuo finale? Per acquistare Bella Addormentata a chi? clicca qui

“C’era una volta, e forse c’è ancora, una giovane fanciulla con lunghi capelli dorati e gli occhi colore del cielo, sempre dolce, gentile,  sempre alla ricerca di incontrare l’amore vero. Andava spesso nel bosco e si sedeva sul vecchio tronco di un faggio, caduto per  un terribile temporale, e, lì, raccontava, alle piccole creature del bosco, come sarebbe stato il suo amore. Una mattina d’estate, finalmente incontrò un giovane Cavaliere e appena i loro occhi si incontrarono, capirono di amarsi, e da quel giorno continuarono a incontrarsi vicino al vecchio tronco caduto e, a raccontarsi i loro sogni con le parole segrete che  solo gli  innamorati, conoscono. Ma un giorno il Cavaliere arrivò all’appuntamento con uno sguardo gentile e distante e le disse che forse  non l’amava più, che  era confuso, che era troppo impegnato e mentre lei lo guardava, in lacrime, le diede l’estremità di un filo rosso di lana e le disse di tenerlo stretto, di non lasciarlo mai. Lui sarebbe stato all’altra estremità del filo e magari un giorno, l’avrebbe ricondotto da lei. Ovunque fosse. E se ne andò. E la fanciulla legò il filo al suo anulare sinistro, e  promise di non scioglierlo mai più. Il vecchio bosco scosse le fronde dei suoi castagni millenari e le parlò con la sua voce bonaria e antica: sveglia biondina! ” Bella Addormentata a chi?

Una storia che si ripete sempre più spesso: lei, che chiamerò Paola, mi racconta la  fine della sua storia d’amore, quasi in lacrime. Un amore finito un anno fa, ma che ancora la tiene legata, perché lui, pur  non volendola più, ogni tanto la cerca. Un messaggio, dopo mesi,  una telefonata. Dopo mesi, la cerca per una serata di sesso, che apre mille speranze, ma che si dissolve nel silenzio del giorno dopo.

Si chiama orbiting il meccanismo per il quale chi lascia, non lo fa mai per davvero, e con un messaggio, un like – i social oggi, facilitano molto – oppure uno sterile buonanotte, inviato dopo mesi di silenzio,  ci tiene appese al nulla.

Perché fa così? Vuol dire che mi ama ancora, e forse ha solo paura! Perché mi cerca ancora, se non mi vuole più? Questo è proprio il punto. Lui non vuole più la storia,e magari ne ha già un’altra, ma ha bisogno di soddisfare il proprio bisogno narcisistico di potere, e di essere certo che quella persona sarà sempre legata a lui – una porta aperta che chissà, può sempre servire – una rassicurazione inconscia, una fragile affermazione di sé, perché chi sembra più forte, nella relazione è il più debole. Per amare, per amare davvero,ci vuole coraggio, impegno, e dedizione. Amarsi un po’, vuol dire avere cura, tempo, attenzione, e rispetto per l’altro. Anche quando si decide di lasciarlo libero, ma libero davvero, di continuare la propria vita.

Baumann, lo definisce amore  liquido, quando afferma che oggi, sempre più, gli uomini sono alla ricerca di relazioni fisse ed equilibrate, dalle quali poi fuggono perché fanno paura, perché richiedono troppo  impegno e fanno sentire inadeguati

Così, sveglia biondina! Devi sapere che all’altra estremità del filo rosso, non c’è nulla e quello che tu scambi per attenzione, per paura, per amore, è solo la dimostrazione di una profonda svalutazione di te, come persona. 

Come uscirne? Per amare davvero qualcuno, bisogna prima, amare e rispettare  sé stessi; solo così sappiamo riconoscere la verità dell’amore. E riconoscere quando l’amore non c’è più. Vuol dire non mentirsi, vuol dire proteggersi e, fare   un atto psicomagico:  bloccare ogni possibile contatto con l’altro – social, telefono e altro –  per impedirgli di farci del male. Tagliare quel fragile, inutile filo rosso che ci tiene impigliate.

Un atto difficile ma molto potente che ci potrà donare autostima, forza,  e aprirci a nuove possibilità.