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Io ho ricevuto grandi lezioni di vita da analfabeti. Mio nonno mi diceva: quando incidi un albero per fare l’innesto devi mettere le mani così, e faceva il gesto di stringerlo, perché prende paura l’albero e gli viene la febbre. Era analfabeta, ma la sua era una forma di poesia primitiva.
Dal libro “Confessioni ultime” Mauro Corona Casa Editrice Chiarelettere

Da sempre. Lo insegnavano gli antichi ai giovani perché i pensieri cattivi non velassero loro gli occhi, scombinando ogni pensiero. Perché non dimenticassero da dove venivano. E dove dovevano andare.

Ogni volta che perdi la tua strada, fermati, e chiedi ad un albero. Lui ti mostrerà la via; sanno vedere così lontano.

Ma non dimenticare mai che anche il loro grande, immenso cuore, prova la tristezza, la paura e il dolore. La gioia e l’amore. Per questo amano tanto gli abbracci…

 

 

Ogni volta che sento parlare di caccia penso al bellissimo libro di Sepulveda, Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, che racconta la caccia di una tigre, alla quale l’uomo ha ucciso i cuccioli e lei folle di dolore, attacca gli umani.

Il vecchio cacciatore sa che deve uccidere la tigre, perché è diventata troppo pericolosa, ma quando la affronta, è così grande il rispetto per il suo dolore, per la sua potenza. E altrettanto grande sarà il suo dolore quando l’avrà uccisa, da onorare questa morte e l’anima dell’animale.

Ho amato questo libro da subito. Sono contro ogni forma di caccia ma il confronto fra uomo e animale è raccontato con grande rispetto. Con amore. Sono due pari.

Oggi leggo di un cervo inseguito per ore dai cacciatori a cavallo, e dai cani, così stremato e terrorizzato che arriva su una strada di una zona industriale e si lascia cadere, senza ormai più forze. Succede in Francia, ma purtroppo succede ovunque. Si chiama sport, o passione, quello che invece è una crudeltà inutile.
Nell’antichità la caccia era praticata per procurarsi il cibo e chi cacciava aveva rispetto per l’animale che lo sfamava; rispettava e onorava la sua anima, ringraziandolo.
Siete uomini senza onore, voi che con il fucile in mano affrontate per puro divertimento e senza nessun rispetto, un avversario totalmente inerme e disarmato,
Questa volta volta il cervo si è salvato
: un gruppo di animalisti ha impedito che venisse attaccato dai cani e hanno fermato i cacciatori, dandogli il tempo di riprendersi e tornare libero nel bosco.
Come sempre mostriamo solo il bello per denunciare il male delle cose. Non mostreremo i suoi occhi sconfitti e umiliati.

Gli animali selvatici devono essere liberi e ogni forma di caccia deve essere fermata!
Fotografia di Ezio Giuliano

Nell’antichità l’aquila era considerata messaggera degli Dei, simbolo del sole e venerata per la sua maestosità e potenza.

Nel periodo dell’accoppiamento, le aquile compiono la danza del cielo, un magico rito di corteggiamento, con voli meravigliosi in picchiata, incredibili evoluzioni, scambi di preda in volo. Uno spettacolo unico. Quando si accoppiano, sono fedeli e restano insieme per sempre.

Da terribile e invincibile predatrice, l’aquila si trasforma in madre amorevole e protettiva, e insieme al maschio si prende cura del proprio piccolo. Ma è la femmina, che con grande tenerezza, prepara pezzi molto piccoli di cibo per permettergli di mangiare.

E quando è il momento, con lo stesso amore, mamma e papà aquila cominciano a portare meno cibo al proprio piccolo, fino a non portarlo più, per stimolarlo a uscire dal nido, e incitarlo a cercare il cibo da solo.

Così, il piccolo aquilotto sperimenta i primi passi da solo, prima insicuri e incerti fino a che riesce a volare, libero da ogni timore.

Quanta paura fa, ad ognuno di noi, lasciar il proprio posto caldo e sicuro? I cambiamenti fanno paura. Evolvere fa paura, perché bisogna mettersi in discussione. Perché bisogna rischiare. Perché magari cado nel vuoto. Ma la mano che ti spinge via dal nido – che sia una persona, una situazione, una difficoltà – e anche quella che ti rende libero…

La natura non fa mai nulla per caso, e abbiamo sempre tanto da imparare da loro.

Fotografia di Ezio Giuliano Filmmaker

#aquila #animalREIKI #benessereanimale #rispettoperlanatura

In Britannia il Sambuco aveva forti associazioni con la stregoneria e la trasformazione. Le streghe si trasformavano volentieri in sambuchi, una metamorfosi che sembrava aumentasse il loro potere.

Una leggenda narra di una strega-sambuco che trasformò un re danese e i suoi soldati, in pietre, per aver osato sfidarla. Queste pietre, le Rollright stones si possono ammirare ancora oggi nell’Oxfordshire.

Secondo altre tradizioni invece, il sambuco ha la proprietà di proteggere contro la magia nera e tenere un ramoscello di questa pianta, la notte di San Giovanni – notte di magie – protegge dagli incantesimi.

Ma è importante sapere che chiunque voglia avere l’aiuto dal sambuco, deve essere pronto a rinunciare a qualcosa: il suo messaggio è che sacrificare qualcosa di sé, vuol dire donare, senza aspettare nulla in cambio. Solo così, il Divino troverà posto per noi.

Nelle nostre fiabe, il sambuco è simbolo di saggezza e magia. Se il tuo cuore è libero dalla paura, incontrarlo sul tuo cammino è sempre un privilegio…

Spiriti della natura – J.Matthews – W. Worthington

E’ davvero raro incontrarli, e se accade, è solo verso sera, quando il sole comincia la sua stanca discesa dietro le cime dei monti.

Vivono nei boschi. Sono spiriti antichi e molto saggi, e amano il silenzio della notte perché è in quel silenzio che si possono ascoltare le parole più vere.

Se avrai il privilegio di incontrarne uno, salutalo con cortesia, ci tengono molto alle buone maniere, e gradiscono le persone educate.

Se poi ti dirà il suo nome, allora sarai davvero fortunato: vuol dire che ti ha preso in simpatia.

Si racconta che possano esaudire i desideri…

Si dice che sottili fogli di legno di faggio fossero stati legati insieme per formare il primo libro, e non è un caso se questa pianta è da sempre associata con la scrittura, la saggezza e la trasmissione dell’esperienza: bok è la parola anglosassone per Faggio che poi è diventata book per libro.

Anche in tedesco Buche significa Faggio, e Buch, significa libro. “Spiriti della Natura – J. Matthews e W. Worthington.”

Il Faggio rappresenta la saggezza, le parole, e la bellezza della verità. Un albero potente: si dice che un desiderio espresso sotto le sue fronde sia sicuramente esaudito, e allo stesso modo, una maledizione.

Plinio il Vecchio ne ha raccontato la bellezza, e in Francia si usava riempire i cuscini con piccole schegge di faggio, che scricchiolavano ad ogni movimento. Per questo venivano chiamati letti parlanti e si diceva che, se si poneva una domanda prima di dormire, durante la notte si riceveva una risposta saggia. “Spiriti della Natura – J. Matthews e W. Worthington.

Sei vai nel bosco, cerca una pianta di Faggio, e quando la trovi, riposati un po?, accanto al suo vecchio tronco. Lui saprà guardare dentro il tuo cuore e dentro la tua anima. Se sei fortunato, e il Faggio ti mostra il suo viso, rimarrai sorpreso, perché lui, per primo, ti farà una domanda.

Sei pronto a rispondere?

Una leggenda narra che Polifemo si innamorò di una Ninfa, Galatea, che era, a sua volta, innamorata di un pastorello, Ace, figlio del dio Pan, protettore dei boschi e dei monti.

Quando Galatea respinse Polifemo, egli folle di gelosia perché ella preferiva un pastorello a lui, entrò nel bosco alla ricerca di Ace, sradicò decine di alberi e quando lo trovò, uccise Ace, colpendolo con una enorme roccia.

Il pianto infinito di Galatea commosse gli dei che trasformarono Ace,in un fiume che, scendendo dal monte – l’Etna – sgorgava alla spiaggia dove si incontravano i due amanti. E dove continuarono a incontrarsi…(fonte settemuse.it)

La leggenda finisce qui, ma non tutto è raccontato dalla storia… si racconta che il Bosco pianse a lungo i suoi figli caduti e Polifemo, scomparve, mentre vagava folle di rabbia e di gelosia fra gli alberi che aveva distrutto.

Ancora oggi si narra di un Pino silvestre millenario – cresciuto vicino al fiume vivace che scende dai monti – che racchiude, stretto nel suo tronco, un’anima perduta, punita a guardare per sempre, l’ incontro felice di due innamorati.

Il vecchio larice era lì da almeno 800 anni. Aveva visto crescere i suoi figli attorno alle sue immense radici, e altri li aveva donati al vento nervoso che arriva dai monti Sacri, perchè andassero per il mondo.

Aveva visto crescere il bosco attorno a sè, aveva superato le improvvise tempeste, sopportato il dolore quando l’uomo aveva tentato di tagliare il suo tronco. Aveva pianto i suoi fratelli, che erano caduti, troppo giovani e troppo fragili per resistere.

Era il guardiano. Conosceva ogni segreto del bosco e ogni debolezza dell’uomo. Si raccontava che i giovani del villaggio andassero alle sue radici per trovare la forza e la fiducia in sè stessi, prima di una prova, prima di una battaglia, prima di affrontare l’amore.

Lui li ascoltava con i suoi occhi saggi e poi iniziava a raccontare le storie millenarie di ogni uomo, e insegnava loro come vincere la paura.

Ma ormai più nessuno andava dal vecchio larice saggio a cercare consigli, perché l’uomo era troppo orgoglioso per parlare con gli alberi. Troppo sciocco per ricordarsi che era stato umile.

Ma tu, che hai iniziato il tuo viaggio, da poco, o da sempre, e sei alla ricerca di Risposte, lo puoi cercare nel grande bosco, e quando lo troverai, potrai chiedergli, con gentilezza di mostrarti il suo volto. I vecchi alberi amano la buona educazione.

E lui, te lo mostrerà, un po’ sorpreso, perché da tanto tempo nessuno gli ha più rivolto la parola. Ma se sarai fortunato, davvero fortunato, ti racconterà una storia…

Sei così giovane. Ancora non conosci la ricchezza della memoria. Devi camminare ancora a lungo.

Ma un giorno farai di tutto per tenere legati a te gli infiniti ricordi, fatti di attimi, volti, antiche parole. Quando comincerai a ricordare chi eri, userai l’erba umida del mattino, la fragranza delle spighe dorate, gli steli fragili dei primi fiori, per tenere insieme i tuoi ricordi.

E potrai continuare il tuo cammino, con le immagini della tua vita, che ti svolazzano intorno come un prezioso mantello. E quando sarai davanti a me, le streghe cattive, che difendono la mia anima, si apriranno per farti passare e non assaggerai le loro terribili spine.

Solo così potrai entrare, per continuare il tuo nuovo viaggio, e ricordare, ancora…

Nell’antichità, gli alberi e gli uomini erano fratelli, e gli alberi erano venerati e protetti, perché magici portali del mondo sotterraneo.

Lì erano custodite le parole sacre che hanno iniziato il mondo e lì riposano ancora, accolte fra le immense radici, in attesa che qualcuno, sfidi l’ignoto per svelarle.

Alberi millenari sono, ancora, silenziosi guardiani, antichi portali, sempre nascosti all’occhio umano. Ma, ora, è giunto il tempo per l’ uomo di ricordare…

La galleria d’arte è aperta. Questa è una mostra permanente, e tutti la possono visitare: non ti costa nulla.

Come per tutte le opere d’arte, non devi rompere, sporcare, distruggere.

Rispetta!

Come per tutte le  opere d’arte, ammirale e resta in ascolto.

Cosa vedrai? Cosa sentirai? Lascia che parlino al tuo cuore…