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Le fiabe sono uno strumento meraviglioso e insegnano, con il linguaggio simbolico e la metafora, ai piccoli e soprattutto ai grandi, che le difficoltà possono essere affrontate e superate, e solo quando affrontiamo le nostre prove, otteniamo il nostro tesoro.

Gli eroi delle fiabe devono affrontare prove, incontrare saggi, sconfiggere draghi per poter sposare la principessa.

E le principesse sono chiuse per anni in altissime torri senza porte e finestre, o vengono date in sposa a orchi o al diavolo, o devono vivere nella povertà, prima di trovare, o essere salvate dal loro principe e convolare a giuste nozze.

E vissero felici e contenti non dice che l’amore è eterno e si è sempre felici quando ami, ma insegna. Un’unione serena, appagante e duratura è possibile, quando si cresce attraverso le prove e i passaggi che la vita ci offre.

Come ha detto Einstein: la vita non ci dà le persone che vogliamo, ma quelle di cui abbiamo bisogno, per evolvere.

Finché non raggiungiamo questa consapevolezza, continuiamo a innamorarci dello stesso tipo di uomo, sbagliato, e a chiederci: perché non si innamora di me? Perché non si comporta come vorrei?  Perché questo succede sempre a me?

Bella addormentata a chi? Racconta i percorsi difficile e contorti nei quali , a volte, ci infilano i sentimenti, le emozioni. Le aspettative. I falsi bisogni. E ci ritroviamo così, con un buco nel cuore, per la fine di una storia che magari non sarebbe nemmeno mai iniziata, se avessimo avuto voglia e il coraggio di guardare dentro le nostre profondità.

Bella Addormentata a chi? E’ un libro… un percorso. Ma è anche scrittura. Fiabe.

Fiabe che sono lasciate lì a metà… perché ogni capitolo ha una piccola fiaba, che si interrompe a metà: no, non è un errore.

Le fiabe parlano al nostro inconscio, attraverso i simboli e la metafora, e ognuna di queste fiabe racconterà una storia diversa per ciascuno di noi, perché ti racconterà la tua storia.

Una fiaba a metà chiede di essere terminata: ognuno di noi può riscrivere il copione della propria vita e risistemarne il finale.

Leggi le fiabe, e per quella che ti risuona, che ti appartiene – ma anche tutte, se vuoi – scrivi il finale, il tuo finale; un esercizio potente e catartico che ti aiuterà a guardare nel tuo cuore, senza paura, per vedere la verità di quello che stai vivendo e trovare nuove modalità di comportamento e nuove soluzioni.

L’ultima fiaba è completa perché racconta un’evoluzione, racconta il Risveglio che aspetta ognuna di noi alla fine di questo viaggio. Ma anche per questa fiaba, puoi decidere il finale, perché tu sei la creatrice della tua realtà, sempre.

Sei pronta a riscrivere il tuo finale? Per acquistare Bella Addormentata a chi? clicca qui

“C’era una volta, e forse c’è ancora, una giovane fanciulla con lunghi capelli dorati e gli occhi colore del cielo, sempre dolce, gentile,  sempre alla ricerca di incontrare l’amore vero. Andava spesso nel bosco e si sedeva sul vecchio tronco di un faggio, caduto per  un terribile temporale, e, lì, raccontava, alle piccole creature del bosco, come sarebbe stato il suo amore. Una mattina d’estate, finalmente incontrò un giovane Cavaliere e appena i loro occhi si incontrarono, capirono di amarsi, e da quel giorno continuarono a incontrarsi vicino al vecchio tronco caduto e, a raccontarsi i loro sogni con le parole segrete che  solo gli  innamorati, conoscono. Ma un giorno il Cavaliere arrivò all’appuntamento con uno sguardo gentile e distante e le disse che forse  non l’amava più, che  era confuso, che era troppo impegnato e mentre lei lo guardava, in lacrime, le diede l’estremità di un filo rosso di lana e le disse di tenerlo stretto, di non lasciarlo mai. Lui sarebbe stato all’altra estremità del filo e magari un giorno, l’avrebbe ricondotto da lei. Ovunque fosse. E se ne andò. E la fanciulla legò il filo al suo anulare sinistro, e  promise di non scioglierlo mai più. Il vecchio bosco scosse le fronde dei suoi castagni millenari e le parlò con la sua voce bonaria e antica: sveglia biondina! ” Bella Addormentata a chi?

Una storia che si ripete sempre più spesso: lei, che chiamerò Paola, mi racconta la  fine della sua storia d’amore, quasi in lacrime. Un amore finito un anno fa, ma che ancora la tiene legata, perché lui, pur  non volendola più, ogni tanto la cerca. Un messaggio, dopo mesi,  una telefonata. Dopo mesi, la cerca per una serata di sesso, che apre mille speranze, ma che si dissolve nel silenzio del giorno dopo.

Si chiama orbiting il meccanismo per il quale chi lascia, non lo fa mai per davvero, e con un messaggio, un like – i social oggi, facilitano molto – oppure uno sterile buonanotte, inviato dopo mesi di silenzio,  ci tiene appese al nulla.

Perché fa così? Vuol dire che mi ama ancora, e forse ha solo paura! Perché mi cerca ancora, se non mi vuole più? Questo è proprio il punto. Lui non vuole più la storia,e magari ne ha già un’altra, ma ha bisogno di soddisfare il proprio bisogno narcisistico di potere, e di essere certo che quella persona sarà sempre legata a lui – una porta aperta che chissà, può sempre servire – una rassicurazione inconscia, una fragile affermazione di sé, perché chi sembra più forte, nella relazione è il più debole. Per amare, per amare davvero,ci vuole coraggio, impegno, e dedizione. Amarsi un po’, vuol dire avere cura, tempo, attenzione, e rispetto per l’altro. Anche quando si decide di lasciarlo libero, ma libero davvero, di continuare la propria vita.

Baumann, lo definisce amore  liquido, quando afferma che oggi, sempre più, gli uomini sono alla ricerca di relazioni fisse ed equilibrate, dalle quali poi fuggono perché fanno paura, perché richiedono troppo  impegno e fanno sentire inadeguati

Così, sveglia biondina! Devi sapere che all’altra estremità del filo rosso, non c’è nulla e quello che tu scambi per attenzione, per paura, per amore, è solo la dimostrazione di una profonda svalutazione di te, come persona. 

Come uscirne? Per amare davvero qualcuno, bisogna prima, amare e rispettare  sé stessi; solo così sappiamo riconoscere la verità dell’amore. E riconoscere quando l’amore non c’è più. Vuol dire non mentirsi, vuol dire proteggersi e, fare   un atto psicomagico:  bloccare ogni possibile contatto con l’altro – social, telefono e altro –  per impedirgli di farci del male. Tagliare quel fragile, inutile filo rosso che ci tiene impigliate.

Un atto difficile ma molto potente che ci potrà donare autostima, forza,  e aprirci a nuove possibilità.